C-Arte d'Archivio. Il linguaggio dei segni nei documenti - Giornate Europee del Patrimonio

07/09/2011

Accademia di Belle Arti di Lecce

 

GEP-2011S'intitola C-Arte d'Archivio. Il linguaggio dei segni nei documenti la mostra che l'Archivio di Stato di Lecce organizza dal 17 al 25 settembre presso la prestigiosa sede dell'Accademia di Belle Arti di Lecce nell'ambito degli eventi promossi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in occasione dell'appuntamento annuale con le Giornate Europee del Patrimonio ( 24 -25 settembre 2011). Il titolo dell'iniziativa mira ad evidenziare, attraverso un gioco di parole, la presenza dell'arte nelle carte d'archivio, un elemento insolito e per ciò stesso degno di interesse. La collaborazione con l'Accademia, che offre tra l'altro la suggestiva location del portico gotico del convento dei Domenicani, scaturisce quindi dal tema stesso della mostra e anticipa un catalogo, di prossima pubblicazione.

Nella varia tipologia dei documenti antichi, ve ne sono alcuni che associano alla scrittura un ricco apparato di immagini più o meno accurate nella fattura, tale da conferire loro un appeal che esula dal valore documentale intrinseco, talora modesto. Si tratta di un retaggio del gusto tipicamente medievale dello "scrivere per immagini", che in età moderna viene rivisitato ed adeguato alla sensibilità dei nuovi committenti. Alcuni diplomi di laurea di epoca barocca, ad esempio, riescono a sottrarsi alla serialità ripetitiva delle formule di rito grazie proprio alla forte personalizzazione realizzata dalle cancellerie dei vari Studia universitari italiani (Napoli, Salerno, Roma), nella fattispecie a richiesta di laureati salentini particolarmente desiderosi di arricchire il loro titolo accademico con immagini significative del proprio retroterra culturale (santi patroni cittadini e santi protettori di professioni, stemmi civici, sovrani, vescovili, nobiliari, etc.), avvalendosi della perizia di abili miniaturisti, deputati alla bisogna dietro adeguato compenso. Non c'è dubbio  che il vario repertorio iconografico  e  la mutevole struttura compositiva dei diplomi di laurea in pergamena  redatti in punta di calamo ci restituiscano  anche un'immagine molto interessante della diversa sensibilità artistica degli esecutori ed anche della mutazione del gusto nei secoli e contribuiscano ad accrescere la forza e l'efficacia comunicativa degli atti pubblici, al punto da costituirne un valore aggiunto e da fornire insospettate e sorprendenti chiavi di lettura. Abituati come siamo alla fredda e stereotipata fattura del documento contemporaneo, non possiamo che stupirci piacevolmente dinanzi ad un diploma di laurea che esibisce, ad esempio,  il ritratto miniaturizzato del laureato, quasi una moderna foto-tessera, o lo stemma "parlante" che  ne richiama il cognome (per fare un esempio, un elefante, a richiesta di un giovane rampollo della famiglia Gigante).

In questa mostra simboli e allegorie la fanno da padroni anche nelle pergamene di fondazione di alcune confraternite, che ottenevano la propria legalizzazione attraverso il rilascio di bolle di fondazione da parte delle cancellerie romane di cardinali protettori o di Ordini religiosi incaricati di sorvegliarne l'attività devozionale e caritativo-assistenziale. Ecco allora che accanto allo stemma identificativo della confraternita, universale per ogni tipologia di sodalizio,  compaiono quelli dei vescovi diocesani, delle comunità locali di appartenenza e dei loro feudatari, che contribuiscono a caratterizzare ed identificare ciascuna di esse.

In questa carrellata di documenti miniati non potevano mancare i diplomi di conferimento di onorificenze cavalleresche a uomini d'arme fedeli e valorosi, trasmissibili ai discendenti con il relativo bagaglio di privilegi, e quindi custodite nei secoli con particolare cura dai titolari.

Tutti questi documenti, provenienti da famiglie e associazioni laicali, si conservano da più di un secolo nell'Archivio di Stato di Lecce, grazie al capillare lavoro di ricerca e di recupero del patrimonio documentario dell'antica Terra d'Otranto svolto da uomini come Sigismondo Castromediano,  Luigi Giuseppe De Simone, Luigi Maggiulli, Francesco Casotti e da altri  padri nobili della nostra piccola patria, che in epoca postunitaria sottrassero a dispersione e distruzione queste preziose vestigia del passato, curandone il versamento nell'allora Archivio provinciale di Stato di Lecce, ora Archivio di Stato, attualmente il più ricco deposito della memoria presente sul territorio con i suoi 13 chilometri lineari di faldoni. Questo giacimento di memorie, posto sotto la tutela dello Stato, che ne assicura la conservazione, la fruibilità e la valorizzazione, fu messo dai protagonisti dell'Unità nazionale a fondamento del nuovo Stato, nella volontà di costruire il futuro sulle solide radici del passato.

La mostra potrà essere visitata dal 17 al 25 settembre (ore 9,00-13,00 ; 17,00-20,00). Info: archiviodistatolecce.beniculturali.it; E-Mail as-le@beniculturali.it; Tel. 0832246788; Fax 0832242166.

diploma di laurea settecentesco

imprese

 

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pagina creata il 04/11/2010, ultima modifica 08/03/2016