L'ARCHIVIO DI STATO CELEBRA I 150 ANNI DELL'UNITA' NAZIONALE

09/12/2011

Archivio di Stato di Lecce

 

Viva l'Italia

 Volantino tricolore, inneggiante all'indipendenza italiana, sequestrato dalla polizia borbonica, Laterza-Ginosa, luglio 1860 

 

                        LUOGHI DELLA MEMORIA RISORGIMENTALE  A LECCE *

Dopo l'Unità, i miti risorgimentali contribuiscono non poco alla definizione dell'identità nazionale e, nel contempo, alla costruzione di una nuova identità cittadina.

   Le classi dirigenti locali,  anche su impulso governativo, si attivano innanzitutto nel riassetto della toponomastica municipale e nel rinnovamento dell'arredo urbano, in special modo attraverso la monumentalizzazione degli spazi pubblici, allo scopo di rappresentare i valori laici dell'ideologia liberale e democratica. Si promuovono feste e commemorazioni pubbliche con l'intento di scandire il tempo civile, mentre si inaugurano strutture deputate alla conservazione dei cimeli risorgimentali, segni tangibili di un patrimonio immateriale di memorie patriottiche da custodire gelosamente e da trasmettere alle generazioni future.

   Il capoluogo di Terra d'Otranto già nel 1871 esprime un rinnovamento toponomastico, e nel 1898 si dota di un Museo civico, che gode di una posizione privilegiata nella centralissima piazza S. Oronzo, allogato com'è nelle sale dell'antico Sedile. Tra queste due date si inseriscono numerosissime iniziative celebrative, che prendono l'avvio in maniera programmatica con la commemorazione funebre di Giuseppe Garibaldi, svoltasi a Lecce il 25 giugno 1882. All'Eroe dei Due Mondi nel 1883 è intitolata la Villa Comunale, che, al pari dei giardini pubblici sparsi nel Paese, diviene autentico altare della nuova religione laica, palcoscenico ove far rivivere il ricordo del Risorgimento nazionale (busto di Garibaldi) con la memoria del glorioso passato provinciale, esaltata da salentini illustri (dieci busti di personalità di spicco, da Tancredi a Giuseppe Pisanelli), in una sorta di continuità eroica e legittimante. La realizzazione delle opere è affidata al talento artistico di Eugenio Maccagnani, autore di statue che varcano i confini nazionali per spingersi Oltreoceano, mentre pittori della levatura di Gioacchino Toma illustrano con superba maestria l'importante contributo di pensiero e di azione fornito dal Salento al processo di unificazione nazionale.

   Ma è durante i governi presieduti da Francesco Crispi, fautore di un'idea di monarchia popolare, che l'album dei ricordi si apre ai repubblicani, in un disegno di assorbimento ideologico delle estreme più malleabili. In occasione della venuta a Lecce di Umberto I e del principe ereditario, si inaugura il monumento a Vittorio Emanuele II (1889), ed anche Giuseppe Libertini, il patriota salentino a lungo ostracizzato dai governi liberali, avrà il suo monumento (1894) e l'intitolazione di una via principale. La visita regale, la prima di un re d'Italia nella città capoluogo, fa sì che alcune vie cittadine vengano intitolate ai Savoia, assurti con Garibaldi al ruolo di padri della patria anche nell'intitolazione di strutture educative ed assistenziali, nell'intento di far radicare nelle giovani generazioni i valori della nazione.

 Maria Rosaria Tamblè

*Testo tratto dalla mostra Garibaldi e gli anni del cambiamento. Il contributo del Salento al processo unitario nazionale ( 1848 - 1890 ), Lecce, Castello Carlo V,  dal 15 marzo al 13 aprile 2008.

Manifesto Vitt. Emanuele

Manifesto relativo alle manifestazioni indette in occasione dell'inaugurazione in Lecce del monumento a Vittorio Emanuele II, avvenuta il 22 agosto 1889 alla presenza di re Umberto I. Con perfetto tempismo, in occasione del 150° dell'Unità, la città di Lecce il 26 marzo 2011 ha inaugurato i lavori di restauro della statua bronzea del sovrano, opera dell'artista salentino Eugenio Maccagnani.

 

FRANCESCO CASTRIGNANO', DIRETTORE DIDATTICO DI NARDO' COMPONE UNA POESIA  PER CELEBRARE IL  50° ANNIVERSARIO DELL'UNITA'

Il 5 aprile 1911 il prefetto di Lecce riceveva una missiva dal Ministro della Real Casa con la quale lo si pregava di far pervenire al prof. Francesco Castrignanò, direttore didattico di Nardò, "l'espressione dei Reali ringraziamenti" per l'omaggio di alcuni versi dedicati al re Vittorio Emanuele III in occasione del cinquantenario dell'Unificazione nazionale. Il prefetto prese atto della disposizione ed incaricò della  cosa il sottoprefetto di Gallipoli, referente per Nardò. Ora quei versi, autografati dall'autore, si possono leggere nel fascicolo relativo alle celebrazioni del "Giubileo della Patria" 1911 tra le carte del fondo Prefettura.  Francesco Castrignanò (1857-1938) apparteneva  a quella generazione di giovani che mossero i primi passi nell'Italia Unita e con essa condivisero l'aspettativa verso un futuro di progresso e di civiltà, propiziato dalla sua capitale, Roma, la Città Eterna che sembrava dovesse preludere ad un nuovo destino di grandezza del popolo italiano,  dopo i fasti dell'Impero romano e l'universalità del Papato. Il patriottismo che traspare dalle rime enfatiche del Castrignanò, appartenente ad una famiglia di convinti combattenti per l'indipendenza e l'unità nazionale, è lo stesso che in quegli stessi giorni vibrava nei discorsi di tanti sindaci ed illustri conferenzieri,  chiamati a rendere il giusto omaggio ai precursori dei  nuovi destini del Paese. Castrignanò studiò a Trani e fu anche stimato avvocato.Nella sua vasta produzione letteraria unì  le vicende della grande patria a quelle della piccola patria cittadina, per le quali scrisse una "Storia di Nardò", "Versi e liriche sacre", "Patria mia", "Fiori di neve", "Lo Czar e il chinino" (1926), "Il libro degli acrostici" "Canzone dialettale" (1930)  "L'Acquedotto pugliese e il Duce" (1935). Tradusse  "Le Orientali" di Victor Hugo e diresse  il giornale "La Sentinella", organo della democrazia neritina. Scrisse in vernacolo dei versi accesi contro il Guercio di Puglia, facendo rivivere con spirito libertario gli eccidi perpetrati nel 1647 dall'odiato feudatario  Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano e duca di Nardò. Fu anche calligrafo e disegnatore, attività che gli valse anche alcuni premi. Ma quel che interessa in questa sede è soprattutto il suo ruolo di educatore e  di insegnante ( insegnò anche presso la "Scuola Tecnica Trento e Trieste" di Nardò ) in quanto proprio questi uomini contribuirono con la loro attività e con i loro scritti a veicolare nelle giovani generazioni l'amore per la propria terra e per la patria, coniugate in una sintesi inscindibile. Una lezione valida ancora oggi, in presenza di spinte centrifughe e di fervori campanilistici antinazionali.   (M.R.T.)

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