Giornata della Memoria 2018. Voci della propaganda e del dibattito sull'antisemitismo attraverso la Biblioteca del Liceo "Pietro Siciliani" di Lecce nel contesto delle Leggi razziali.

29/01/2018

In occasione della Giornata della Memoria 2018, che quest’anno coincide con gli 80 anni dalla promulgazione delle Leggi razziali in Italia, l’Archivio di Stato di Lecce propone un percorso di ricerca sulle tematiche dell’antisemitismo all’interno di una Biblioteca scolastica. L’occasione viene offerta dalla recente pubblicazione del lavoro di catalogazione del Fondo antico della Biblioteca del Liceo statale “Pietro Siciliani” di Lecce, svolto dall’Archivio di Stato, che riflette, attraverso titoli e autori, echi del dibattito sulla razza precedente e contestuale all’emanazione delle famigerata normativa antisemita, una vergogna da non dimenticare. Stiamo parlando del volume ‘Patrimonio di carta. Il Fondo antico e l’Archivio storico del Liceo “Pietro Siciliani” di Lecce’, curato da Giovanna Bino, Liliana Bruno, Daniela Ragusa, Clorinda Stefanelli, Maria Rosaria Tamblé, con scritti di Vittoria Italiano, Maria Giuseppina D’Arcangelo, Alessandro Laporta, Rosanna Basso e Anna Francesca Schifa (Lecce, Edizioni Grifo, 2017). L’intento è quello di suggerire agli studenti un itinerario di prossimità alla scoperta delle tematiche razziali in un Istituto scolastico che proprio negli anni del fascismo, in virtù della Riforma Gentile (1923), aveva subito una profonda trasformazione, divenendo promiscuo (Istituto magistrale) da esclusivamente femminile che era (Scuola Normale), e assumendo uno spiccato carattere di scuola di cultura, con larga parte dell’elemento umanistico, compreso il latino, con la pedagogia intesa come studio dei classici dell’educazione in stretta connessione con lo studio della filosofia. In tale contesto assume particolare risalto la pubblicistica sulla razza che la Biblioteca scolastica acquisì di pari passo con la campagna razziale avviata dal regime. Ci si riferisce per la maggior parte ad opere pubblicate dalla Casa editrice Pinciana, di Roma, di proprietà di Umberto Zuccucci, che, con l’approssimarsi della propaganda antiebraica, aveva mostrato particolare interesse alla questione.

Tra le opere spicca il fortunato volume collettaneo Inchiesta sulla razza, uno dei libri più famosi sulle tematiche razziali, pubblicato a cura e con la prefazione di Paolo Orano (1875-1945), scrittore, docente, deputato, senatore e giornalista, che, dopo una breve militanza nel Partito Socialista Italiano e, successivamente, nel Partito Sardo d'Azione, aveva aderito al fascismo. Ebbe vasta notorietà fra gli anni venti e la prima metà degli anni quaranta del Novecento grazie alla propria attività di saggista e docente. Fu uno dei fondatori della Scuola fascista di giornalismo e si interessò ai problemi della razza, probabilmente anche influenzato dalle teorie nazional-socialiste. La prima edizione dell’Inchiesta fu contestuale all’emanazione delle Leggi razziali ed uscì tra ottobre e dicembre del 1938, mentre la seconda e la terza videro la luce nel 1939. Nell’indice del volume Orano appare autore dell’Introduzione e di un contributo dal titolo Il testo classico e l’autoemancipazione ebraica; Salvatore Aponte, Il razzismo italiano e il mondo islamico; Carlo Cecchelli, Origini e omogeneità della razza; Felice Chilanti, La missione della razza italiana; Catholicus (pseudonimo dello stesso Orano), Sant’Agostino e i Giudei; I Cattolici e i Giudei di oggi; Pio XI e gli Ebrei; Alfredo De Donno, L’ebraismo e il mondo latino; Alfredo De Stefani, L’Inghilterra razzista; Virginio Gayda, La Donna e la Razza; Vittor Lischka, Gli ebrei e la Roma Imperiale; Fernando Porfiri, Antirazzismo loro e razzismo nostro; Mario Gigli, La Scuola e la Razza; Michele Maietti, La Medicina e la Razza; Giorgio Pini, Coscienza di razza; Difesa della razza; Alfredo Rosemberg, I piani dell’Imperialismo internazionale giudeo; Cesare Studiati, Politica razziale e ruralità; Alfredo De Donno, Un documento italiano dell’Internazionale ebraica; Tavole fondamentali del razzismo fascista. Particolare odioso perché attacca direttamente gli ebrei italiani e giustifica la persecuzione nazista risulta quest’ultimo saggio del salentino De Donno, nato a Maglie, saggista e storiografo ben presto emigrato a Roma, membro della direzione del Partito Repubblicano Italiano, che, con l’avvio della costruzione del regime, seguì una traiettoria politica di fiancheggiamento e di sostegno alla campagna antisemita del fascismo. Nel 1942 fu radiato dal novero dei sovversivi, avendo dato prova di ravvedimento. Tra gli altri spicca il nome di Alfredo Rosemberg, che altri non è se non Alfred Rosenberg (1893-1946), il famigerato ideologo nazista che sarà condannato a morte per crimini contro l’umanità e crimini di guerra al processo di Norimberga. Per incentivare le vendite del volume, Mussolini stabilì che il prezzo scendesse da 16 a 10 lire la copia. Per integrare le perdite provocate dalla riduzione del prezzo, il Ministero per la cultura popolare fece pervenire alla Casa editrice Pinciana un assegno di quindicimila lire.

foto liceo 1 Paolo Orano, che negli anni del fascismo era stato rettore dell’Università di Perugia, dopo l'8 settembre 1943 proseguì l'insegnamento, senza incarichi, nella Repubblica Sociale Italiana. Arrestato dagli Alleati a Firenze nell'agosto 1944, venne internato, con altri fascisti, nel campo di concentramento anglo-americano di Padula (Salerno). Agli inizi di aprile dell'anno successivo, a causa di una grave malattia, morì in ospedale a Nocera Inferiore. Una interessante presa di posizione contro l’opera di Paolo Orano Gli ebrei in Italia, con la quale si aprì nel 1937 la campagna antiebraica orchestrata dal regime fascista, è espressa dall’ebreo torinese Ettore Ovazza nel libro Il problema ebraico. Risposta a Paolo Orano edito nel 1938 sempre per i tipi della Casa editrice Pinciana. Ovazza, banchiere e imprenditore torinese, era stato chiamato in causa da Orano ne Gli ebrei in Italia per le sue opinioni favorevoli alla compatibilità tra identità ebraica e italiana, apertamente osteggiate dal suo detrattore, che tra l’altro svalutava apertamente l’ebraismo italiano. Ovazza si confrontò con Orano in un serrato dibattito sulla razza e sul sionismo, inteso dagli esponenti dell’ideologia nazionalista antiliberale come dottrina disgregatrice della comunità di popolo. Esponente di spicco degli ebrei italiani assimilati, che proclamavano la più totale fedeltà alla patria incarnata dal fascismo mussoliniano, Ovazza sosteneva che non si dovesse confondere l’ebraismo fedele ai valori della civiltà latina e della romanità espressi dal fascismo con il sionismo, inteso come strumento dell’imperialismo britannico. Nell’opera il banchiere torinese rispose a Orano sostenendo una visione spirituale della razza e non scientifica, come quella espressa dal patologo Nicola Pende, che di lì a poco avrebbe sottoscritto il Manifesto della razza (luglio 1938). Il problema ebraico, pubblicato pochi mesi prima del Manifesto, con i suoi sottili distinguo fu foto liceo 2travolto ben presto dall’ondata di pubblicistica antisemita che accompagnò il varo delle Leggi razziali. La comunità israelita italiana, che tanto si era spesa per l’Italia nel lungo Risorgimento ebraico, condividendo i valori spirituali dei padri della patria Cavour e d’Azeglio, veniva così espulsa dal progetto totalitario fascista, che vedeva ormai nell’ebreo una sorta di corpo estraneo rispetto all’unità intrinseca della collettività di popolo. Le Leggi razziali estromisero Ovazza dalla vita politica, costringendolo a lasciare il Partito Nazionale Fascista, e lo obbligarono a cedere la banca. Dopo l’8 settembre 1943 e la fine dell’alleanza italo-tedesca, le SS iniziarono a catturare e a uccidere gli ebrei italiani. Nel mese di ottobre Ettore Ovazza venne trucidato con la sua famiglia dalla polizia segreta militare tedesca ed i loro corpi furono bruciati nella caldaia di una scuola elementare per fanciulle a Verbania-Intra. Una nipote di Ettore, Carla, si sposerà con Jean-Paul Elkann e sarà madre di Alain (giornalista), a sua volta marito di Margherita Agnelli. La vita e la sorte di Ovazza vengono narrate in forma romanzata dal nipote Alain Elkann in Piazza Carignano (Milano, 1985).

 

Nel 1938 Pinciana pubblicò anche il volume dal titolo I rapporti fra la Chiesa Cattolica e gli Ebrei di Nomentanus, pseudonimo del napoletano Francesco Turchi (1893-1976), giornalista, politico ed foto liceo 3editore, fondatore del quotidiano Il Secolo, poi divenuto Il Secolo d’Italia. Al termine del primo conflitto mondiale aveva aderito al Partito Nazionale Fascista, di cui fu segretario federale a Napoli, Ragusa, Messina e Catanzaro. Quest’opera, assieme ad altre pubblicate nei primi mesi del 1938, si preoccupava di rimarcare, tra le altre cose, un particolare aspetto del libro di Orano Gli ebrei in Italia per far breccia nell’opinione pubblica, quello di presentare l’iniziativa discriminatoria assunta dal fascismo contro gli Ebrei come rientrante nella tradizione cattolica più caratterizzante del Paese. Dopo la caduta del Fascismo aderì alla Repubblica Sociale Italiana e ricoprì l’incarico di prefetto a La Spezia (1943-1944). Nel dopoguerra aderì al Movimento sociale Italiano nelle cui file fu eletto senatore nella II, III, IV e V legislatura della Repubblica Italiana (1953-1972).

Pubblicata dalla Casa editrice romana Ulpiano, nel 1939 uscì il volume Piccola bibliografia razziale, scritta a quattro mani da Giulio Cogni (1908-1983) e Guido Landra (1913-1980). Appartengono a Guido Landra Le classificazioni delle razze umane e Gli studi razziali nella bibliografia antropologica italiana; Giulio Cogni curò le Note bibliografiche informative. Cogni era un razzista della prima ora, che aveva coltivato tali convinzioni ben prima che il regime fascista si indirizzasse verso la legislazione razziale. La sua ideologia riproduceva in una prospettiva mistica, ad uso del pubblico italiano, i lineamenti del razzismo e dell’antisemitismo tedeschi. Guido Landra, giovane foto liceo 4assistente alla cattedra di Antropologia dell’Università di Roma, fu di fatto l’estensore della bozza relativa al Manifesto della razza. Nel 1938 era stato nominato direttore dell’Ufficio per le questioni razziali, appositamente costituito nell’ambito del Ministero per la Cultura popolare, incarico affidato l’anno successivo a Sabato Visco, a seguito di un suo articolo di denuncia sulle condizioni disumane riscontrate nel Campo di Sachsenhausen, dove si trovavano numerosi ebrei arrestati dopo la notte dei pogrom (o “notte dei cristalli”) del 9/10 novembre 1938, da lui visitato per studiare i tratti razziali dei detenuti. Continuò comunque a far parte del Comitato di redazione ed a scrivere articoli per la rivista La Difesa della Razza, diretta da Telesio Interlandi, il cui primo numero reca la data del 5 agosto 1938 e l’ultimo quella del 20 giugno 1943. La tiratura iniziale di 150mila copie si era ridotta a meno di duemila, distribuite per lo più a titolo di omaggio o scambio, con vendite inferiori alle 5000 copie.

Maria Rosaria Tamblé

 

N. B. La copertine dei libri sono tratte da Internet e non riproducono quelle dei volumi conservati nella Biblioteca d’Istituto.

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