La Moda nelle carte d'archivio.

 

Presentazione di Maria RosariaTamblè

Questo percorso tematico intende fornire delle suggestioni  sull'universo variegato della moda e del costume attraverso le fonti archivistiche custodite nell'Archivio di Stato di Lecce.   Si tratta in linea di massima di documentazione varia per tipologia, nella quale l'elemento  iconografico, riscontrabile in figurini, volantini pubblicitari, carte intestate di fabbriche di abbigliamento e accessori e stampa specializzata, si associa a corrispondenza istituzionale, atti notarili e antichi codici, che passano in rassegna i modi di vestire di gentiluomini e ricchi borghesi, nobildonne e popolane, fornendo  notizie anche  sull'attività di tessitura e di tintura delle tele praticata in alcuni centri dell'antica Terra abito da serad'Otranto.

    In questo  rapido excursus attraverso il costume, si parte dal secolo XV, con le norme tassative imposte agli ebrei nel  Codice  statutario della città di Lecce di portare ben visibile sugli abiti un segno di riconoscimento  allo scopo di evitare scambi e contatti inconsapevoli con i cristiani, vietati dalle leggi civili ed ecclesiastiche nell'ambito di un progressivo restringimento degli spazi di libertà e di autonomia di cui aveva goduto fino a quel momento (1445) la cospicua comunità ebraica leccese.  Si passa poi alle fonti testamentarie per comprendere come persino l'abito funerario costituisse uno status symbol per i gentiluomini leccesi  del primo Cinquecento. Ma si potrà curiosare anche  tra gli scaffali di ben fornite mercerie  operanti nella ricca Gallipoli del Settecento, tra  gli oggetti d'oro e d'argento depositati  presso un Monte dei pegni di provincia, nella sacrestia di una chiesa confraternale, per scoprire che i suoi sodali nel Settecento si fornivano nella capitale partenopea di  accessori destinati alla vestizione della statua della Madonna e che le nobildonne del luogo donavano alla Vergine i propri abiti in segno di devozione; oppure passare in rassegna gli abiti di scena di un impresario teatrale milanese che animava il palcoscenico dell'esclusivo teatro Paisiello di Lecce a due anni dallo scoppio  della Rivoluzione Francese. Nella varia tipologia di abiti da lavoro e di divise c'è spazio anche  per le l'abbigliamento degli alunni dell'Ospizio Garibaldi e per i figurini ottocenteschi dei complessi bandistici locali, nell'ambito di un rinnovato interesse  dello stato borbonico, prima,  e di quello unitario, poi,  per la loro caratterizzazione municipale.

Non si può fare a meno di segnalare negli anni della Belle Epoque la notevole quantità di fatture emesse su carta intestata da ditte di abbigliamento perlopiù centro-settentrionali creditrici di commercianti locali insolventi, sottoposti dal Tribunale civile e penale di Lecce a processi fallimentari. I negozianti di tessuti e di abbigliamento, quindi, per appagare il raffinato gusto delle élites provinciali, attingevano a comparti industriali localizzati nel Nord - Italia, in fase di decisa espansione con l'apertura del mercato nazionale, mentre il Meridione segnava il passo anche in questo importante settore produttivo.

Tra le varie testimonianze documentarie di epoca più recente, spicca  la normativa sulla riproduzione delle marche di garanzia rilasciate sui modelli riconosciuti idealmente e materialmente italiani dall'Ente nazionale della moda, fondato nel 1935 dal regime fascista con lo scopo di italianizzare l'abbigliamento femminile secondo i dettami dell'autarchia.

Ne deriva un quadro articolato del sistema moda rilevato nell'ambito di una provincia meridionale, nel quale com'è naturale si rispecchiano la vita economica e sociale, la storia politica, l'evoluzione del costume e della morale, ma anche le componenti culturali ed artistiche oltre tecnologiche che gli  sono proprie. ( Nell'immagine a sinistra: Abito da Sera in mussolina di seta color rosa pallido, con corsetto e tunica guarniti di "pagliette" oro, in "La cultura moderna. Natura ed arte", Milano 1912.( AS Lecce, Biblioteca, Fondo Villani Miglietta)

 Schede archivistiche a cura di: Liliana Bruno, Antonia Protopapa, Daniela Ragusa, Maria Rosaria Tamblè                                                    

Archivio di Stato di Lecce

Direttore: Dott. Massimo Antonucci

massimo.antonucci@beniculturali.it

Via Sozy Carafa 15
73100 Lecce
Tel: 0832/246788 - Tel: 0832/242437 - Fax:0832/242166


sito web: archiviodistatolecce.beniculturali.it
E-Mail: as-le@beniculturali.it
p.e.c.: mbac-as-le@mailcert.beniculturali.it

Contatti - Crediti - Note Legali


Copyright 2011-2014 MiBACT - AS - Lecce

pagina creata il 20/06/2014, ultima modifica 24/04/2015